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Certo, potrebbe desiderare una vacanza. Ma essendo stanco e stressato – avrebbe le ferie solo una, se fosse fortunato due, volte l’anno – non andrebbe mica a fare il pellegrinaggio a Santiago de Compostela. Al Lulù di oggi non fregherebbe forse nulla, di conoscere nuove culture, né di arricchirsi l’animo. Perché, in fondo, pure il suo cervello se ne starebbe scappando. Vorrebbe riposare, parcheggiandosi tutt’al più in qualche villaggio turistico. Tanto avrebbe i soldi per farlo, sarebbe libero! Ma di fare cosa, in realtà?

Padroni e schiavi: una logica ciclica e ripetitiva – come il percorso di Lulù nel film – un’interdipendenza che resta in vita proprio grazie a quella iterazione. È possibile far inceppare il meccanismo? “Lulù, ma che è vita questa?” gli chiede un collega quando torna in fabbrica dopo aver perso il dito.La vita è tempo, da impiegare per amare ed essere riamati, coltivare i rapporti umani, arricchirci, esplorare, trovare le nostre piccole felicità – che non sono, non possono essere, né un visone, né una cena in un ristorante costoso o una vacanza di lusso alle Maldive. Non possiamo lasciare che il lavoro diventi la nostra vita, che lo stress che ci causa fagociti tutto il nostro tempo e ci derubi della nostra umanità. Non siamo bestie, e siamo qui per poco – ma se evitiamo che il nostro cervello se ne scappi, forse possiamo divertirci a cercare di capire, insieme, perché siamo qui, prima di andare in paradiso.

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Francesca Plesnizer

Classe 1987. Sono nata e vivo a Gorizia, ho conseguito la laurea magistrale in Filosofia presso l’Università degli Studi di Trieste nel 2015. Collaboro anche con le riviste “Friuli Sera” (dove analizzo opere di Street Poetry e Street Art nella rubrica “Poesia di strada”) e con “La Chiave di Sophia”. In passato ho scritto per due quotidiani locali, “Il Piccolo” e “Il Messaggero Veneto” di Gorizia. A maggio 2017 la casa editrice Historica ha pubblicato il mio racconto “Imago” nell’antologia “Racconti friulani-giuliani”. Le mie passioni sono la scrittura, la filosofia, il cinema, i libri e l’insegnamento.

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Il Coriandolo (Coriandrum sativum), conosciuto anche con il nome di “Prezzemolo cinese”, è una pianta erbacea annuale originaria dei paesi del Mediterraneo orientale. Il Coriandolo appartiene alla famiglia delle Ombrellifere e viene coltivato in tutto il mondo. La parte maggiormente utilizzata come erba aromatica è rappresentata dai semi, che sono caratterizzati da un aroma delicato e caldo, con un lieve sentore di nocciola e sottofondo di agrumi. Seppur in misura minore, anche le foglie sono diffuse nella gastronoma asiatica e medio-orientale. Il Coriandolo si colloca tra le erbe più conosciute al mondo fin dai tempi antichi. Il suo utilizzo come pianta aromatica e medicinale era così apprezzato da rappresentare un’offerta votiva raffigurata già nelle tombe egiziane. Anche in epoca romana il coriandolo era molto diffuso e veniva usato sia per conservare i cibi, pestato e miscelato con sale e aceto, sia in alcune ricette: Apicio per esempio, famoso cuoco dell’Antica Roma, proponeva il “coriandratum”, una ricetta a base di coriandolo per condire le pietanze.

Il coriandolo si presenta come una pianta alta circa 60 cm con un fogliame leggero, con piccole ombrelle di fiori bianco-rosati, che terminano con piccoli frutti giallastri delle dimensioni di piccoli grani. Le ombrelle devono essere raccolte la mattina quando sono ancora umide di rugiada per evitare che si aprano; si deve poi riunirle in mazzi e farle essiccare appendendole in luoghi al riparo della luce del sole; al termine dell’essiccatura devono essere battute e infine si separano i semi. La radice della pianta di coriandolo è sottile e poco ramificata, le foglie sono alterne e caratterizzate da un odore molto pungente, che scompare una volta essiccate.

Una curiosità legata al nome di questa spezia è il motivo per cui oggi chiamiamo coriandoli i pezzetti di carta colorata che per tradizione vengono lanciati a carnevale: nel Rinascimento per festeggiare il carnevale venivano lanciati confetti che spesso consistevano in semi di coriandolo glassati con lo zucchero. Col passare dei secoli questi dolcetti si sono trasformati fino a diventare i dischetti di carta che conosciamo oggi, ma ne hanno comunque mantenuto il nome.

Il coriandolo, seppur di origine mediterranea, viene usato soprattutto nella cucina indiana e nella cucina latinoamericana;in Europa è tornato in auge in tempi recenti, probabilmente grazie anche alla diffusione delletradizioni culinarie di paesi lontani.Il coriandolo trova numerosissimi impieghi culinari: grazie al suo aroma dolce e delicato può essere aggiuntoin molte preparazioni gastronomiche senza coprire il gusto delle pietanze. Il coriandolo è presente in alcuniinsaccati come salsicce e mortadelle, insaporisce carne, pesce e verdure, ma profuma anche biscotti e confetti.I semi di coriandolo macinati costituiscono uno degli ingredienti del curry e del “garam masala”, una miscela dispezie molto usata nella cucina indiana, sud americana e nella cucina orientale in genere. Nell’Europa centraleil coriandolo viene usato per insaporire e aromatizzare le marinate di cacciagione, le salamoie, i funghi, isott’aceti e i prodotti da forno; inoltre il coriandolo è perfetto per insaporire zuppe, minestre, legumi e verdure,in particolare cavoli e crauti. Da provare è l’accostamento con altre spezie ed erbe aromatiche come il pepe eil timo, per dare un tocco esotico al riso bollito, o con la noce moscata per insaporire il purea di patate.Il coriandolo trova anche applicazione nell’industria dei liquori, per aromatizzare il gin e l’antico liquore Chartreuse,dal caratteristico sapore speziato e pungente.In particolare Cannamela sceglie solo coriandolo di alta qualità, controllato e selezionato nei Paesi di origine,in modo che vengano preservate durante la raccolta e le varie fasi del processo di essicazione tutte le notearomatiche che ne caratterizzano il profumo e il suo tipico sapore.

Il coriandolo viene impiegato fin dalla più remota antichità (sin dal 5000 a.C.) come pianta ricca di virtù: dagli Egizi, dagli Ebrei, dai Greci e dai Romani. Secondo Plinio, noto scrittore romano, mettendo alcuni semi di coriandolo sotto il cuscino al levar del sole, si poteva trarre beneficio contro i mali più comuni. Ai giorni nostri il coriandolo può trovare alcune applicazioni in fitoterapia (nota pratica che prevede l’utilizzo di piante o estratti di piante utili per le loro proprietà): la droga viene ricavata dai frutti maturi e i suoi costituenti principali sono olio essenziale (costituito principalmente da linalolo), flavonoidi e steroli. Un recente studio scientifico pubblicato sul Journal of Medical Microbiology (vol. 60, pagg. 1479-1486, ottobre 2011) attribuisce all’olio essenziale di coriandolo proprietà antibatteriche, suggerendone un possibile impiego nelle formulazioni antimicrobiche. L’infuso di coriandolo, unito all’acqua del bagno, può essere impiegato come stimolante e aromatizzante per attenuare il senso di fatica. Per uso esterno l’olio essenziale di coriandolo è largamente utilizzato per la profumazione di cosmetici.

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